venerdì 19 luglio 2013

Vinicio Capossela - Rebetiko Gymnastas (12 Giugno 2013, La Cùpa/Warner Music)




  • Ivan  la mia prima proposta. Devozione, perdonami.

  • Ivan  e su di lui scriverò la mia prima personalissima rebetika monografia.

  • Nicola  Aaaah, ma allora giochiamo duro? Non lo sai che dire che ti piace Vinicio, in Italia, è un problema adesso? E' un po' come dire che ti piacciono gli album di Vasco fino all'inizio dei novanta... è come dire che i Radiohead sono un gruppo al momento inarrivabile da tutta la mondezza che circola. Vinicio ormai passa come "sopravvalutato". Che importa se la musica è meravigliosa? Che importa se non si ripete mai, e cerca sempre di proporre qualcosa di diverso? Rebetiko mi ha accompagnato nei miei viaggi nel nulla per l'avvocatura, ai tribunali di Belpasso, Mascalucia, Augusta, Modica, Paternò. Rebetiko è qualcosa di differente. Ma sshhh. Non lo diciamo in giro se no siamo demodè, poco cool, fuori dal giro.

  • Nicola  (continuo stasera, lo voglio riascoltare per bene prima)

  • Ivan  E io sai cosa ti rispondo? Che me sbatte un bel paio di palle di quel che dicono gli altri. Già ci rompevano il cazzo agli inizi della sua carriera quando lo etichettavano quale clone italiano di Tom Waits. Come se fosse reato avere un mentore o quanto meno un punto di riferimento. Poi a un certo punto andavi alla scalinata alessi e quattru nfrasciamati sunaunu e cantaunu i so canzuni. Gli stessi che, attenzione, dicevano "mmmm...però imita troppo Waits...mbare me lo passi che te lo stai fumando tutto?...si mamma, torno tra un po' che palle!". Fino a quando hanno finito gli argomenti e hanno dovuto inchinarsi a capolavori come Canzoni a manovella o Ovunque proteggi. Dov'è Tom Waits lì, eh?? Ce n'è così tanto?? La verità, a mio modesto parere, è che oggi Vinicio è l'artista che all'Italia manca dalla morte di De Andrè a oggi; quello che guarda sempre oltre, con coraggio, ma soprattutto con INTELLIGENZA. Qualche fangatella l'ha fatta, certo, tipo l'album "Da solo" (anche se, anche se!), o quando ha scritto quell'oscenità di pseudo-romanzo "Non si muore tutte le mattine"; tuttavia nella mediocrità è sempre una spanna sopra agli altri. Poi quest'album, NON è un capolavoro, attenzione...è un'opera filologica, mediterranea, lirica, che arriva dopo il poderoso doppio CD "Marinai, profeti e balene", una tempesta melvilleana a cui fa logico seguito la quiete del rebetiko, l'abbandono. Certo, alcuni pezzi originali rivisitati in questo album perdono tono, forse anche quel colore che li rendeva così riconoscibili, unici ("Scivola vai via" e "Morna" ad esempio); tuttavia anche qui Capossela ha sfornato dei veri e propri ninnoli da cristalliera, come quella "Canción de las simples cosas" (traduzione del pezzo di Mercedes Sosa) o la meravigliosa "Abbandonato" (traduzione di "Los Ejes de mi carreta" di Atahualpa Yupanqui).
  • Ivan  sono di parte, lo so, ma sfido chiunque a trovare un cazzo di qualcuno che in questo momento, in Italia, riesca a produrre qualcosa di MAI SENTITO.

  • Ivan  a chi dovesse contraddirmi, ti prego, dì che si chiavi i buchi del formaggio coi buchi, come scrisse Bukowskj in "25 barboni cenciosi".

  • Nicola  Abbandonato è una delizia.

  • Ivan  "Canción de las simples cosas", non riesco a farne a meno! Ogni giorno, tutti i giorni, almeno una volta DEVO ascoltarla. Mi successe già con "Brucia Troia", ma lì era un periodo particolare.

  • Nicola  Un album che scivola deliziosamente nel suo delizioso andare, tra i ripescaggi di pezzi vecchi (ai quali secondo me aggiunge molto poco, pur rimanendo dei pezzi molto belli, avendo scelto pezzi che già nella versione originale si sarebbero prestati ad un arrangiamento di questo tipo) e inediti, che sono quelli che poi fanno la parte da leone, come la citata Canzone Delle Piccole Cose.

  • Nicola  Non è l'amore che va via mi uccide sempre comunque... la versione in chiave rebetika (cioè, tradotto, in chiave originale) di Misirlou, riporta quella "mala" mediterranea laddove Dick Dale (ripescato da Tarantino) ne aveva fatto qualcosa di feroce, di puramente "americano"... molto bella

  • Ivan  Lo considero, pur nella sua bellezza e originalità, un album di transizione, che vividamente restituisce i colori salmastri del genere rebetiko (nato alla fine del secolo XIX in Grecia) e con i quali Vinicio ha voluto ridipingere (senza infamia nè gloria) alcuni dei suoi cavalli di battaglia. Avesse osato di più ci troveremmo di fronte a un nuovo "Creuza de ma"?

  • Nicola  Avrebbe dovuto esagerare, invece ha tirato fuori un semplice divertissment. Bello, piacevolissimo, mediterraneo, caldo; tuttavia, passatempo più che profonda ricerca (come era stata quella del Faber), e te lo dimostra quella cover di Come Prima di Tony Dallara. Ok, ghost track. Ma ghost track rivelatrice dell'indole del progetto, e non c'è niente di male a voler condurre il progetto nella maniera più serena e rilassata possibile (i numerosi ripescaggi non-rivoluzionati denotano altrettanto chiaramente questa volontà) soprattutto dopo l'odissea di Marinai, Profeti e Balene, tanto bello quanto Omerico. Però rimane l'amaro in bocca sapendo che si poteva fare molto di più.

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