- Ivan Per uno come me che impazzisce per le ballatone, per uno come me che andò in brodo di giuggiole ascoltando "Mosquito song", "The Vampyre of time..." è qualche cosa di mmmmmmmmmmmm...bella bella bella bella...Cazzo però, ma tu ti aspettavi che dopo quella scagazzata di Era vulgaris potesse uscire un album così bello? Io ci avevo messo una croce sinceramente.
- Ivan poi queste cose mi fanno impazzire!

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Out now. Get in there.http://itunes.com/qotsa Amazonhttp://smarturl.it/QOTSAamazon Indie Stores http://matadorrecords.com/indie/qotsa/likeclockwork - Ivan Kalopsia: era dai tempi di Black hole sun che non rimanevo così ipnotizzato da una canzone. Poi che ho la sventura di ascoltare almeno 3 volte di fila i pezzi che mi piacciono! Praticamente sono in un meraviglioso stato catatonico. Ho un black balloon al posto del cervello in questo momento. (E questo Alex Turner? L'hanno scritta insieme lui e Josh.)
- Nicola Allora, incomincio da qualche dettaglio tecnico-storico: il disco arriva dopo che Homme rischia di morire sul tavolo operatorio per una operazione di routine al ginocchio, rischio dopo il quale entra in un periodo che definisce "The Fog". Ad aiutarlo in questo periodo sono gli amici, Reznor su tutti, ed infatti egli stesso, riguardo alle numerose ospitate non parla di "guests" ma di "friends", amici che lo hanno aiutato sostanzialmente nella vita e secondariamente in questo meraviglioso album.
Olivieri, che sentito del ritorno di Grohl (presente in cinque tracce, in altre 4 c'è Castillo, licenziato nel mezzo della produzione per motivi che non mi sono ancora chiari ma che scoprirò, e nella splendida, conclusiva title track c'è il nuovo batterista John Theodore) ha voluto ritornare, in virtù della neo-ritrovata amicizia con Homme, che lo aveva cacciato credo perchè Oliveri aveva schiaffeggiato la fidanzata del rossiccio del deserto; tuttavia, le parti di basso erano già completate da Shuman, bassista della band dal 2007, quindi si è ritrovato a fare delle background vocals in If I Had a Tail e Fairweather Friends.
Facendo l'appello degli altri ospiti, abbiamo:
- il citato Reznor, che avrebbe dovuto essere produttore ma che si è trovato impegnato al produrre il nuovo NIN che dovrebbe uscire a breve, che si cimenta anche lui in background vocals;
- Lanegan che co-scrive Fairweather Friends (anche qui, background vocals per l'ex leader degli Screaming Trees);
- Sir Elton John, che chiama Homme dicendogli che gli serve "an actual queen" sul disco dei Queen Of The Stone Age, e contribuisce con il delizioso piano di Fairweather Friends e anche lui con le background vocals (per chi se lo chiedesse, stanno per gran parte nella parte semi-gregoriana iniziale);
- Jake Shears, supercheccona adorabile degli/delle Scissor Sister in Keep Your Eyes Peeled;
-Alex Turner, leader degli Arctic Monkeys, in If I Had A Tail e ai testi per Kalopsia;
- e per l'anima di Maometto, se vuole Buddah, col bene placido di Visnù, abbiamo finito con gli ospiti. - Nicola Buio, oscuro, drammatico, feroce, ferito: Homme con il suo buco nero decadente da post-impero produce il capolavoro della sua carriera.
Fairweather Friends e Like Clockwork tra tutte si ergono gloriose, sia musicalmente che a livello lirico:
"It seems every single time I was bleeding
Broken promises that never came true
Well it ain't so long before the dawn
When the sun is gone so are
Well, so are you"
"Most of what you see my dear is purely for show
Because not everything that goes around, comes back around you know
Holding on too long is just a fear of letting go
Because not everything that goes around, comes back around you know
One thing that is clear, it’s all down hill from here"
Rock chitarristico, ispirato, con arrangiamenti sontuosi, musicisti brillanti, fa impallidire la miriade di porcate segnalate dagli "intenditori" come capolavori, gli Arcade Fire, Bon Cazzo di Iver, 10 pezzi compatti, dieci canzoni perfettamente compiute (l'incompiutezza: l'unico, minimo difetto di parte del capolavoro di Songs For The Deaf) che, come accadeva con i classici, con i capolavori che continuano a guidare il cammino nostro dai '60 ad oggi, formano un'opera perfettamente completa nella sua paletta di colori, con un significato unitario che viene espresso di volta in volta con il pennello ed il colore adeguato alla situazione.
Scrive Erlewine su AllMusic: "Come sempre Homme è aperto alle collaborazioni [...] ma, a dispetto dell'ampio cast, l'unico musicista che lascia una presenza indelebile è proprio Homme stesso". Ed è (per una volta, dato che Erlewine di solito dice una quantità indegna di fregnacce) verissimo: senza andare a pescare l'elenco, neanche sentiresti i collaboratori (con l'ovvia eccezione della bestia feroce Grohl, come sempre inimmaginabilmente fenomenale dietro le pelli), che aggiungono una lievissima pennellata che contribuisce alla perfezione del tutto, ma dei quali ti dimentichi sentendo quel Josh ormai venerato (al pari di Thom Yorke) come una delle poche divinità in vita, e a sacrosantissima ragione.
Nel pamphlet informativo, scrive il pubblicitario dei Queens: "Homme ha dimostrato con molta coerenza di avere un business plan molto serio, che è quello di sbattersene il cazzo". Chiosa
Leonie Cooper su NME: "Homme potrà pure sbattersene dei perchè e dei percome dell'industria discografica, ma di certo è interessato fino all'ultimo cazzo quando si tratta di realizzare rock n'roll spacca cervello e bruciapalle".
- Ivan Hai detto molto, forse tutto. L'impressione che ne ho io è di un lavoro che non lascia spazio all'immaginazione, piuttosto la fortifica e adorna con le sue tinte cupe ma per nulla asfissianti. Dici di canzoni perfettamente compiute, io direi più precisamente concrete, con-cre-te. Nessuna di esse riesce di pensarla differente da come è stata scritta/arrangiata/suonata. Homme ha colto nel segno, stavolta controllando il passo e modulando gli eccessi che hanno caratterizzato i precedenti lavori.
- Ivan Ho sempre osteggiato l'espressione "disco della maturità". Conosco mostri sacri che hanno iniziato con dischi "maturi", che per me significa in piena facoltà di intendere e volere tutto quanto si ha intenzione di incidere. Quando nel 1991 i Pearl Jam pubblicarono Ten, non ebbi per nulla l'impressione di trovarmi di fronte ad un'opera ingenua, da pivelli. Piuttosto si tratta di ispirazione, e Josh Homme, nell'anno del Signore 2013, ne ha che gli cola dalle orecchie.
- Ivan Una chicca autobiografica: è mezzanotte circa, sto guidando verso casa. Elena accanto sempre più incinta, in macchina suona la meravigliosa Vampyre of time and memory (il mio pezzo, l'ho scritto già lo so, lo ribadisco, il mio pezzo, quando piango significa che sto ascoltando IL MIO PEZZO). Le dico: "Vedi che cazzo gli farò ascoltare a 'sto fringuellino quando lo sputerai fuori". E lei: "Infatti, che roba è?!". Io: "Il miglior album rock dell'ultimo decennio". Lei: "Mi piace la voce di lui, è intensa!". Io: "E' Josh Homme". Lei: "Si chiama "casa" di cognome?". Avrei voluto spiegarle che Homme si scrive con due emme, ma Josh stava per cantarmi"I've survived, I speak. I breathe, I'm incompleteI'm alive, hurray, you're wrong again coz' I feel no love
Does anyone ever get this right?
Does anyone ever get this right?
I feel no love
I feel no love"
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