venerdì 19 luglio 2013

Mavis Staples - One True Vine (25 Giugno 2013, ANTI-)




  • Nicola  Prodotto dal meraviglioso Jeff Tweedy dei Wilco, nuovo album per la 73enne ex Staples Singers (pupille di Dylan, che chiese a suo padre la sua mano in sposa, e cocche del Reverendo MLK).

  • Ivan  impressione al primo ascolto = classe allo stato puro

  • Ivan  Mica che la conoscevo bene questa cicciona dalla voce stratosfericamente bella! Ma si può bestemmiare quando si recensisce gospel?

  • Ivan  qua nel frattempo sto trattenendo 7 lacrime e 5 bestemmie. Lacrime per la commozione (forse sarà il periodo, sta per arrivare il piccolo Diego. Forse sarà che 31 anni sono un'età minchiona in cui tutte le barriere dell'adolescenza sono andate alla malora e allora qualche singulto di spiritualità ti veni ca supicchiaria); bestemmie perchè odio la perfezione.

  • Nicola  La ANTI- è un'etichetta indipendente, costola di quella cacata di Epitaph (che pubblica per buona parte porcherie pop punk serializzate), nata nel 1999 e che già dal primo anno ha spaccato una buona quantità di culi con "Mule Variations" di Tom Waits. In questi anni ha accolto molti vecchiacci malefici come Ramblin Jack Elliot, Bettye LaVette, Marianne Faithfull e, soprattutto, Solomon Burke, che nel 2002 ha tirato fuori il capolavoro "Don't Give Up On Me", uno degli album più belli dello scorso decennio. La Staples, come altri, si è unita al catalogo ANTI- e lo ha fatto nel 2007 con We'll Never Turn Back, scritto e prodotto da uno dei miei assoluti idoli, Ry Cooder. Nel 2010 si unisce a Tweedy, e questo è il secondo album frutto della collaborazione.
    Preferisco quello con Cooder, ma tutti e tre gli album sono dei gioiellini, scritti e prodotti con gusto. 
    Album minimale, con poche sbavature nello spacchiamento (invece presenti, in maniera assolutamente deliziosa, nell'album con Cooder), che va dritto al punto, che punta al SOUL vero e proprio, all'anima.
    Mavis è proprio un bel donnone, si fa amare un sacco.

  • Nicola  Tra tutte cito un'improbabile cover dei Funkadelic di George Clinton, proposta inaspettatamente da Jeff Tweedy e rigettata in principio dal management, ma poi fortemente voluta da Mavis:

    www.youtube.com
    "Can You Get To That" by Mavis Staples from the new album 'One True Vine,' out June 25th!

  • Nicola  Nel frattempo ti segnalo anche il sito della ANTI-, Mavis bella ponchia che campeggia in homepage, e un angolino in alto con una scritta: "Real artist creating on their own terms". Commovente :')
    http://www.anti.com/


    www.anti.com
    On September 3, 2013, Anti- will release Neko Case’s first album in over four ye...Visualizza altro

  • Ivan  “Oh Mavis, Mavis! Sei la nonna che non ho mai avuto!”. 
    Ne sono convinto, se all’alba della mia esistenza, quando ancora puzzavo di latte in polvere e pannolini sgocciolanti, quando ancora non conoscevo in che mondo putrido e insulso sarei cresciuto, avessi ricevuto la grazia di sentirmi cantare da lei una ninna nanna, oggi sarei un uomo migliore. Ci sono voci che non c’è nulla da fare, provengono direttamente da quel che i credenti chiamano anima. Soul, anima, quest’album ne trasuda. È quel che potrei definire “musica verticale”: parte dal basso di uno studio di registrazione per innalzarsi in alto verso chissà quale fottuto empireo.
    Ed è Jeff Tweedy, vero artefice di questa ascesa, alla seconda esperienza al fianco della Staples (già “You are not alone” nel 2010 aveva fatto faville), che dobbiamo sentitamente ringraziare per tutto questo. 
    Un pezzo dopo l’altro, delle vere e proprie perle. 
    E sai cosa devo confessarti, amico mio? che sta forse in questa perfezione l’unico loro limite; nella possibilità di bloccarle in una forma che non si lascia plasmare oltre. Sarebbe un insulto, una blasfemia pensarle sbavate, scheggiate, diverse da come sono state immortalate. 
    “Every step of the way/I found grace”, un verso che sintetizza l’intero lavoro.

    (Bob Dylan chiese la mano di Mavis al padre? Io gli avrei chiesto pure un piede).

  • Ivan  Sto ascoltando/riascoltando/ri-riascoltando "Jesus Wept", il colpo di classe di Tweedy. "M'arizzunu i canni" come si traduce in italiano?
  • Nicola  credo si traduca "drizzaronosimi le carni", ma non vorrebbi sbagliarmi 
  • Ivan  ma quanto mi piace la chitarra in "far celestial shore"!
  • Nicola  ho abbandonato Mavis, è colpa di Josh Homme 
    Mo' la ripesco un po', approfondisco, vah 
  • Nicola  Ok, devo esternare quello che è secondo me un difetto di quest'album. La buona Mavis, vuoi per l'età, vuoi per carattere, è di non fare esplodere i pezzi come di solito fanno, con modalità talmente variegate da essere impossibile la tracciatura di un pattern, i grandi bluesman e soul man. Esempio pratico, sempre su Anti-, sempre nel nuovo millennio: il Reverendo Solomon Burke con Don't Give Up On Me ("I'll give you my everything, all of my love, all of my love"). Altro esempio: gli Stones, con I Got The Blues, tre modi diversi nella stessa canzone, con il break di Hammond di Billy Preston, con il crescendo di fiati di Bobby Keys e Jim Price, con il finale parlato di Jagger.
    Ultimo esempio: Aretha, con I Never Loved A Man (The way That I Love You), che se la gioca su un crescendo di dinamiche, interrotto dopo 3 strofe da un brevissimo bridge di trombe sulle quali Arethuzza vola in maniera vergognosamente divina.
    Ecco, Mavis interpreta in maniera splendida, molto calda, soave, ma mancano, in quest'album delicato, quegli eccessi che rendono il soul una musica che viene proprio dall'anima, quegli eccessi che negli anni hanno consumato questi interpreti, ma che li hanno resi ciò che sono.


    www.youtube.com
    Aretha Franklin - I never loved a man (the way I love you) I Never Loved A Man The Way I Loved You - 1967

  • Nicola

    www.youtube.com
    Artist: The Rolling Stones Album: Sticky Fingers (1971) Track: 7 As I stand by y...Visualizza altro

  • Ivan  Il tuo discorso, a livello squisitamente tecnico, non fa una piega, e gli esempi che hai citato sono un perfetto modo di tirare l’acqua al tuo meraviglioso mulino. Mi sembra però che tu voglia far passare un messaggio che non condivido, o quanto meno non del tutto. La formula “soul e sregolatezza”, che può senz’altro valere per artisti del calibro di Mick Jagger (in exercize for example), magari non vale per altri/e senza che questi/e, tuttavia, ne escano ridimensionati/e. 
    Inoltre, e lo ammetto nonostante l’abominevole amore che nutro per Mavis, non scorgo margini per un confronto alla pari con l’immensa Lady Soul. È una questione religiosa: Mavis è Gesù, Aretha è Dio.
    Detto questo, ritornando al (secondo me) impeccabile “One True Vine”, l’unico appunto che posso fare deriva dalla sensazione di trovarmi di fronte ad un lavoro troppo...impeccabile appunto. 
    È forse questa la ragione per cui Mavis, in alcuni frangenti, pare non abbia voluto osare, guardandosi dal valicare gli argini così ben edificati da Tweedy e compagnia producendo.
    Ciononostante, ciononostante, l’anima c’è, io la sento. Sin dal pezzo d’apertura, la delicata e avvolgente “Holy Ghost”, una preghiera in condominio con il contemporaneo “The Invisible Way” dei Low. Basta ascoltare entrambe le versioni per farsi un’idea.
    Insomma, nell’economia di un’opera che fa della delicatezza uno dei suoi punti di forza, la voce della Staples sfrutta nel migliore dei modi l’essenzialità degli arrangiamenti: è calda, è ispirata, è consapevole. Emana da “One True Vine” una spiritualità solida e composta, priva di quegli eccessi di cui parli ma dei quali, evidentemente, ha potuto fare a meno. 
    Secondo me.

  • Ivan   come disse un mio amico a cui ci voglio tanto ma tanto ma tanto bene, e che saluto, tutto bene in UK? qui è tutto come prima, una pralina di cacca ricoperta di cacca: DRIZZARONOSIMI LE CARNI.

  • Nicola  Incasso l'osservazione, acuta al solito, e riformulo: a Mavis manca (in maniera assolutamente volontaria, nel senso che non è una carenza atavica, ma una scelta gestionale) quel momento di delirio, quel momento da "Belushi-che-incontra-James-Brown-e-assieme-hanno-visto-la-luce", tenendo invece le esecuzione in una dimessa esecuzione orizzontale (intesa in senso dinamico, ma anche di arrangiamento, lezione che ho imparato nella spiegazione che la buonanima di Alex Baroni dava di Teardrop dei Massive Attack). Un po' come avviene negli album recenti di PJ Harvey (soprattutto White Chalk e Let England Shake), nonostante tutto il resto non c'entri una beatissima minchia di nulla. E ciò, per gusto assolutamente personale, mi perturba, mi conturba, mi disturba; in sostanza penso sempre "E alza tonalitààà per diooooo" "E mettici n'assolo con l'overdrive a settemila e il gain che sfonda la testataaaaa", ma mi rendo conto che è sostanzialmente colpa mia, non lo nascondo 

  • Nicola

    www.youtube.com
    da The Blues Brothers (1980) con John Belushi, Dan Aykroyd, James Brown

  • Ivan  Ci può stare che può bastare? A me basta così Mavis, orizzontalmente, atavicamente, gestionalmente. Tu dici cose rispettabili, e io, lo sai, adoro le tue rispettabilissime cose. Stessimo parlando di cottura della pasta, allora diverrebbe oggettivo discernere lo scotto dall' al dente; ma qui che ci sono di mezzo le zenzazioni...(ti ho mai detto che nutro forti sentimenti nei tuoi confronti? Anormi!)

  • Nicola  Le zenzazioni sono tutto. Molto tutto. Per quello mi drogo. Molto mi drogo. "Ti amo, ti amavo. Mio padre ti amava prima di me, mio nonno prima di lui" (cit. Bergonzoni). Dici bene, come sempre ('rca mignotta quanto sembriamo ghei, ma tua moglie lo sa? ), è una questione personale, di ciò che ci aspettiamo, di ciò che vorremmo... fortunatamente, gli artisti, quelli che sono artisti veri, (non il tizio dei Muse, per esempio) se ne sbattono spesso di ciò che vorremmo, e meno male. Però vacca miseria cacciamelo un acuto! 

  • Ivan  Direi che qui potremmo anche chiosare.

  • Ivan  P.S. Il tizio dei Muse è un artista come Giuliano Ferrara è esile.

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