- Nicola Quest'album, seconda prova della band Americo-Neo Zelandese (si può dire? non credo), è una delizia. Capita ogni tanto che l'hype (spessissimo ingiustificato, vedasi Arctic Monkeys e similari, o, molto peggio, Libertines) tiri fuori una band veramente di valore. Capitò nel 2008 con i Fleet Foxes, che mi fecero godere come un purcello di shcugliera, ricapita oggi con questi UMO. Pezzi sontuosi, con melodie articolate, arrangiamenti deliziosi e suono psichedelico che richiama un bel passato, ma lo richiama senza essere noiosamente citazionista; richiama quel passato con la cura di chi quel passato lo ama ma lo vuole fare suo, attraverso il filtro della personalità della band. Che è poi ciò che hanno sempre fatto le grandi band.
- Ivan La colonna sonora.
Quando siamo noi a sceglierne una. Vivi un momento più o meno significativo. Bello, brutto. Sull’ I-pod, in macchina, a casa, metti su questo o quell’album. Idoneo, in armonia. L’hai scelto tu. Accarezza i tuoi stati d’animo, irrora le tue risate, gioca con le tue paure. L’album-colonna sonora. Idoneo, in armonia. L’hai scelto tu.
Alle volte non hai il tempo. Di scegliere intendo. La colonna sonora si fa largo da sé. Oppure piove dal cielo, dal soffitto. Oppure piove dalla Luna. S’è scelta per te, tuo malgrado. La accetti per quella che è. Non hai il tempo.
5 del mattino, 29 luglio. S’è deciso allora. 5 del mattino, acqua sul talamo. Solo un momento, fotografo quest’aurora, la sua aurora. Partiamo, pronto soccorso ostetrico. Partiamo, 29 luglio, l’aurora, la sua.
Breve il viaggio in auto, giusto il tempo per tre brani. Quel che lo stereo vuol cantarci ci canti. A caso. Tienimi la mano amore. Respira, andrà tutto bene. Quel che vuole ci canti, lo stereo. A caso.
Chi poteva immaginarlo? Chi poteva immaginare che “II” avrebbe accompagnato il tuo atterraggio sulla Terra? Gli UMO. Siamo stati fortunati, tutto sommato. L’album-colonna sonora è un bell’album, vero amore mio? Respira, andrà tutto bene. Respira e ascolta, ascoltate. Tu fuori e lui ancora in te, ancora per poco. Il passato nel presente dentro “II”. I Beatles, Syd Barrett, il rock psichedelico degli anni meravigliosi ‘60. Te li farò conoscere, da lontano. Gli UMO te li stanno presentando, con garbo, con estro, adesso, da vicino. No che i rimandi sono sempre imitazioni. No che i fronzoli sono sempre necessari. L’essenziale, una chitarra acustica, un giro travolgente di accordi, l’atmosfera caliginosa. "II", UMO, l’essenziale, quasi lo-fi, quasi vintage, quasi nato.
Sono felice, m’è (ci è) andata di lusso.
Sala parto.
L’AURORA.
Benvenuto al mondo stronzetto. - Ivan http://www.youtube.com/watch?v=PsM5N6qyvKM#at=79

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Unknown Mortal Orchestra (UMO) - So Good at Being in Trouble (Live) Feb 14, 2013 Constellation Room Santa Ana, CA - Ivan dici: ma perchè guardi il dito invece che la Luna? Non guardo il dito, guardo quegli stronzi, come ce ne sono a milioni in questa fottutissima epoca iper-tecnologica, che invece di godersi il concerto non fanno che scattare foto, girare video, girare foto, scattare video, foto e video, video e foto. Ci sarà una merda di ragione per cui si dice "dal vivo", NO?! E goditi il live porcazzozza!
- Nicola http://www.rockol.it/.../johnny-marr-ex-smiths-filmare...

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01 ago 2013 - Sta facendo il giro della Rete uno spezzone video di intervista co...Visualizza altro - Ivan Marr c'è andato anche fin troppo pulito. Sù, coniamo un nuovo epiteto, io propongo: SUPERTECNOSTRONZACCI. Troppo lungo?
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giovedì 19 dicembre 2013
Nick Cave and The Bad Seeds - Push The Sky Away (Bad Seed Ltd., 18 Feb. 2013)
Nicola 15esimo album per i Bad Seeds, a 5 anni di distanza dal meraviglioso Dig Lazarus, Dig!, per la prima volta senza Mick Harvey alla chitaRa.- Nicola Da questo meraviglioso bastardo non si sa mai cosa ci si può aspettare. Premessa: Dig Lazarus Dig! è (per me) un album pazzesco. Sensuale come Edwige Fenech che appoggia la gamba su una sedia per togliere il reggicalze, con Mick Harvey che infilava licks in sequenza, con un calore da scopata davanti al camino, con denti e lingue, e lingue, e labbra che avrebbero ingrifato anche una statua di Margaret Tatcher. Push The Sky Away ha perso Mick Harvey, ed è pieno di spazi, di aria, di acqua. Niente fuoco. Si muove in quella zona notturna in cui si muovono i Lambchop e i Tindersticks, con la stessa efficacia. Lazarus è una calda scopata, PTSA è la settimana dopo, mollato dalla Fenech per Lino Banfi, in una notte senza luna e senza stelle, ventosa, seduto in riva al mare col culo bagnato, a nuotare nei pensieri.
Minchia che sono poetico.
http://lh4.ggpht.com/.../Edwige-Fenech%252520calze...
- Ivan Senti cazzo, ho serie difficoltà ad esprimermi oggettivamente su quest’album! Insomma, l’ho ascoltato la prima volta e ne sono rimasto talmente affascinato da sospendere ogni attività vitale per dedicarmi ad un secondo ascolto più attento e consapevole. E oggettivo.
Concluso il secondo ascolto. Mmmm...non riesco ancora a farmi n’idea. Maaacaaazzo!
Terzo ascolto, magari ci becco qualcosa, magari mi riesce di argomentare sugli effetti dell’assenza di Mick Harvey, se in effetti ci sono stati effetti insomma.
Invece mi ammalo, di Nickcavite, la malattia del secolo (incurabile?), trasmessa dalle voci caldissime dei nuovi poeti maledetti. Sintomi: riflessioni, fascinazioni, amori truci, puttane, il passato che ritorna, Wikipedia, il bosone di Higgs; e ancora un cielo da spingere via, mare, mare, tanto mare, e le sirene che si impiccano e sprofondano in quel dannato mare.
Quarto ascolto. Rapito, confuso, finisco su Jubilee Street e corro, corro perché mi sta inseguendo Bee, per ammazzarmi lo so, sono sul suo libro nero!
Quinto ascolto, mi sento in terribile trasformazione, cresco e divento freddo, grande e freddo, grande e freddo!!! Aaaaaaaaaaaaahhhhh......
Dottore, cosa mi è successo? Quando potrò ritornare a casa? Devo scrivere di un album, si intitola Push The Sky Away... - Ivan Ancora convalescente, visibilmente emaciato, flebo attaccata al braccio e cento occhi puntati addosso. Grazie per la visita ma adesso fuori! Via dalle balle, uscite dalla stanza...sciò, sciò...fuooooriiii! Chiudo la porta alle mie spalle, apro FB, inizio a scrivere:
Push The Sky Away è una delle migliori uscite di questo 2013. Se non fosse per il mirabolante ...Like Clockwork dei QOTSA, oserei dire la migliore.
Ho letto da qualche parte quel che un deficiente ha scritto sul conto del Nick Cave post Dig!!!Lazarus Dig!!!. “Stanco e assonnato”, scrive. Cheeeeeccooosaaaaaaa?! Portate sto ceffo al mio cospetto che gliene dò un fracco gliene dò!
Voglio dire, è vero che l’album precedente ci ha restituito un Cave e in generale l’intera compagine dei Bad Seeds (peraltro non ancora orfani di Mick Harvey) in grandissimo spolvero. Ritmi serrati, verve, euforia, elettriche a palla ecc. ecc. Rock isomma, ma di quello serio! Ed è altresì vero che ci si poteva aspettare una continuità rispetto al movimentato progetto Grinderman, divertito cazzeggio parallelo di discretissima qualità. Solo che, so-lo-che, Nick Cave, oltre ad essere un eccelso musicista e un quotatissimo cantautore, è anche (e forse più d’ogni altra cosa) un poeta.
Quindi:
è vero che in questo PTSA abbassa drasticamente i toni, ma non perché preda inerme di Morfeo o vittima di una qualche sveviana senilità. Nick ha deciso scientemente di rallentare il passo per concedersi un viaggio a velocità ridotta intorno a un mondo sempre più caotico e a suo modo inafferrabile.
Mette le profondità abissali della sua voce al servizio di liriche ineffabili, degne delle migliori Ballate Omicide dalle quali mutua certe atmosfere cupe e la tensione drammatica.
“But here I come up the hill/I'm pushing my wheel of love/I got love in my tummy & a tiny little pain/and a 10 ton catastrophe on a 60 pound chain/And I'm pushing my wheel of love up Jubilee Street” - Ivan http://www.youtube.com/watch?v=xCxHvNl9MmQ Ma il tetro splendore di questo brano? Jubilee Street, che potrebbe essere una parallela meno popolata della Desolation Row dylaniana. Mi rievoca l'ampio respiro di un bellissimo pezzo degli R.e.m., E-Bow The Letter. Minimale, superba.
- Nicola Ad essere onesto, la prima volta che ho sentito quest'album mi sono detto: "ma che è sta roba?"
Colto di sorpresa da 'na malajunnata: quando c'è il sole alto e splendente, Hyde Park pieno di gente che si spacca la vita, festival, concerti e attività varie salìate per tutta Londra come fosse ricotta salata sulla norma e tu devi andare a fare un turno di 14 ore dentro un fottuto ristorante, senza aria condizionata, con persone ovunque che ti chiedono di tutto... pensi, "ma na sta spacch'i Lontra chiovi sempri, giustu oggi ava nesciri u suli?" Ti prende la mala a tradimento, e di cose nuove rispetto a quelle che ti confortano non ne vuoi sentire. Ho messo Nick Cave e volevo Moonland, volevo Jesus of The Moon... mi sono trovato con tutt'altro in mano, e mi ha fatto incazzare.
Risentito dopo qualche giorno, ho sentito un altro album. QUESTO album.
Delicato, non invadente, buio.
Questo bastardo non ne sbaglia una, ah?
martedì 23 luglio 2013
Atoms For Peace - Amok (Feb 25, 2013, XL Recording)
- Nicola Esordio per la band che ha portato dal vivo "The Eraser" di Thom Yorke: il medesimo, Flea, Nigel Godrich, Joey Waronker e Mauro Refosco realizzano, sostanzialmente, il passatempo del primo
- Ivan ...passatempo registrato all'anagrafe con l'importante nome di Fela Kuti (1938-1997), eccelso polistrumentista nigeriano inventore del genere musicale afrobeat. Ed è proprio dall'afrobeat (ma non solo) che il supergruppo attinge ritmi e ispirazione per la realizzazione di questo primo album di inediti.
- Ivan Al momento sto cercando di capire dove sta la verità, se nelle stroncature, un tantino ingenerose in verità, di certa critica ("Un passo indietro che si nota soprattutto nella costruzione delle canzoni, che vivono di spigolature fini a sé stesse. Non c'è una melodia che rimanga stampata, né un'architettura del disco chiaramente riconoscibile. Scorrono le nove tracce come schizzi d'autore senza un disegno complessivo, lanciati quasi a buffo. E in tutto il disco si avverte incredibilmente la voglia di Yorke di evadere dalla forma-Radiohead" - ONDAROCK) o nelle acclamazioni, troppo entusiastiche in verità, di cert'altra critica ("Con gli Atoms for peace Yorke ha dimostrato di trovarsi molto più a suo agio con una famiglia di musicisti che lo accompagna sia nella fase creativa che in quella realizzativa, la dimostrazione sta nella qualità nettamente superiore di questo disco rispetto al precedente “The eraser”, che rimane un ottimo album, ma non variegato e profondo come questo “Amok”" - ROCKOL.IT). Sono tentato di collocarmi nel mezzo, almeno per adesso.
- Ivan Dall'intervista di David Fricke a Thom Yorke per Rolling Stone. Dice il buon Thom: "Quando ci siamo visti tutti insieme la prima volta eravamo a casa di Flea. Ci siamo ubriacati, abbiamo giocato a biliardo e abbiamo ascoltato Fela Kuti tutta la notte. Quella era l’idea, perderci in una specie di trance. Ma facendo delle canzoni nostre".
- Ivan Uno sballo programmato insomma, una catarsi creativa per chiudere un cerchio, per rispondere ad una semplice domanda: cosa siamo? Sto cercando di capirlo anch'io perchè non ho ancora ricevuto una risposta da Amok.
- Nicola Personalmente, mi trovo - come spesso accade - dalla parte dei cattivi. Onestamente, Flea, Thom Yorke e Godrich per tirare fuori sta robetta insignificante? Peraltro, sembra il solo Yorke a dettare i ritmi, dato che il contributo di Flea, che in un contesto afrobeat poteva essere veramente interessante, risulta molto evanescente (secondo contributo fallito dopo Rocket juice and the moon con Damon albarn l'anno scorso). Figlio mio, fai un favore al mondo: ricomincia a drogarti.
- Ivan Ok, sto iniziando a farmi n'idea. Quel che percepisco è innanzitutto uno scollamento tra la linea melodica del cantato (che a me garba alquanto) e il tappeto sonoro di matrice afrobeat che Flea, e qui ti do ragione, avrebbe potuto rendere molto ma molTOMENTE(!!) più interessante. Vuoi che il ritmo sincopato delle percussioni contribuisce a claustrofobizzare un po' il tutto, vuoi che manca quello scatto dance invocato da Godrich ("Bisogna tuttavia dare qualcosa che si muova alle persone"), vuoi che un pezzo come "Ingenue" ti lascia l'amaro in bocca per tutte le potenzialità non espresse, per quel ritmo glitch e l'impianto ciclico che ti pervadono senza agganciarti, questo Amok mi sa un tantino insipido mi sa.
E' come se Thom Yorke (consapevolmente?) stesse tenendo per i capelli un progetto tutto sommato evanescente e vissuto all'ombra del suo stesso personaggio. Nonostante Godrich, Flea e gli altri. "A pown unto a queen" = tom yorke unto TOM YORKE?
Per adesso basta perchè mi sta venendo da piangere per la delusione. Ho bisogno d'una boccata d'aria...Tesoooorooooo, dov'ho messo Amnesiac? - Nicola La prima volta che ho ascoltato l'album fu a Febbraio. Vivevo in ostello, a Finsbury Park, in stanza con altre 14 persone. Doccia condivisa con tutto l'ostello. Le ragazze che pulivano lo stanzone venivano alle 9 del mattino, noncuranti di chiunque stesse dormendo, e passavano l'aspirapolvere parlando dei loro cazzi in spagnolo. Nella living room dell'ostello, la notte, due topolini grigi facevano capolino per cercare resti di cibo.
Quando vidi le pubblicità di Amok (ogni nuova uscita importante nel mondo musicale qui viene accolta come una cosa importante, perdio, parliamo della forma d'arte più significativa rimasta al momento), pensai che poteva essere una colonna sonora di questo momento della vita complicato, ma bello nondimeno... e sono stato fottuto.
L'ho ascoltato per diversi dei lunghi viaggi che mi portavano da Finsbury a Kensington High Street, sulla metro, sul bus notturno; nada, nicht, nothing: noia. Mi dico, "vabbè, può capitare, del resto Thom Yorke mica è un alieno, è una persona, mezzo passo falso sarà consentito anche a lui, sangue di Ismaele, o no?"
Torno ad ascoltare Mingus, torno ad ascoltare altre nuove uscite, mi dedico ad altro. Passa il tempo e vedo l'entusiasmo della stampa, vedo l'entusiasmo degli ascoltatori, gli stessi ascoltatori che avevano salutato The King Of Limbs, gioiellino del 2011 con influenze da Remain In Light, con indifferenza e talvolta con astio. E allora m'incazzo, orpo se m'incazzo: perchè si tratta di oggettività, non di gusto, si tratta di un qualcosa di valido che, ancora una volta, viene osteggiato e di qualcosa di vicino alla mediocrità che viene, ancora una volta, osannato.
L'album non è brutto, è semplicemente incompiuto. Ed è incompiuto perchè mancano le canzoni, ci sono delle idee di canzone (neanche particolarmente interessanti, in taluni casi) non portate a compimento. Probabilmente dal vivo il risultato è divertente e piacevole, del resto parliamo di gente coi controcazzi... ma ciò cambia poco il risultato finito al master. - Ivan Tentato di collocarmi nell'esatto punto mediano tra le acclamazioni e le stroncature, comodamente mi ci colloco. Nè infamia, nè lode; nè carne, nè pesce; nè croce, nè delizia. Rimane il rimpianto, quello sì, abbastanza definito.
- Nicola la migliore definizione che ho sentito sinora per quest'album è "anemic". Perfetta, brillante, calzante.
- Ivan certo, però se associ quello stesso aggettivo allo Yorke radioheadiano, ecco che la connotazione spregiativa cambia di segno. Qualcosa non ha funzionato in questo Amok, anche se non capisco cosa.
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