Nicola 15esimo album per i Bad Seeds, a 5 anni di distanza dal meraviglioso Dig Lazarus, Dig!, per la prima volta senza Mick Harvey alla chitaRa.- Nicola Da questo meraviglioso bastardo non si sa mai cosa ci si può aspettare. Premessa: Dig Lazarus Dig! è (per me) un album pazzesco. Sensuale come Edwige Fenech che appoggia la gamba su una sedia per togliere il reggicalze, con Mick Harvey che infilava licks in sequenza, con un calore da scopata davanti al camino, con denti e lingue, e lingue, e labbra che avrebbero ingrifato anche una statua di Margaret Tatcher. Push The Sky Away ha perso Mick Harvey, ed è pieno di spazi, di aria, di acqua. Niente fuoco. Si muove in quella zona notturna in cui si muovono i Lambchop e i Tindersticks, con la stessa efficacia. Lazarus è una calda scopata, PTSA è la settimana dopo, mollato dalla Fenech per Lino Banfi, in una notte senza luna e senza stelle, ventosa, seduto in riva al mare col culo bagnato, a nuotare nei pensieri.
Minchia che sono poetico.
http://lh4.ggpht.com/.../Edwige-Fenech%252520calze...
- Ivan Senti cazzo, ho serie difficoltà ad esprimermi oggettivamente su quest’album! Insomma, l’ho ascoltato la prima volta e ne sono rimasto talmente affascinato da sospendere ogni attività vitale per dedicarmi ad un secondo ascolto più attento e consapevole. E oggettivo.
Concluso il secondo ascolto. Mmmm...non riesco ancora a farmi n’idea. Maaacaaazzo!
Terzo ascolto, magari ci becco qualcosa, magari mi riesce di argomentare sugli effetti dell’assenza di Mick Harvey, se in effetti ci sono stati effetti insomma.
Invece mi ammalo, di Nickcavite, la malattia del secolo (incurabile?), trasmessa dalle voci caldissime dei nuovi poeti maledetti. Sintomi: riflessioni, fascinazioni, amori truci, puttane, il passato che ritorna, Wikipedia, il bosone di Higgs; e ancora un cielo da spingere via, mare, mare, tanto mare, e le sirene che si impiccano e sprofondano in quel dannato mare.
Quarto ascolto. Rapito, confuso, finisco su Jubilee Street e corro, corro perché mi sta inseguendo Bee, per ammazzarmi lo so, sono sul suo libro nero!
Quinto ascolto, mi sento in terribile trasformazione, cresco e divento freddo, grande e freddo, grande e freddo!!! Aaaaaaaaaaaaahhhhh......
Dottore, cosa mi è successo? Quando potrò ritornare a casa? Devo scrivere di un album, si intitola Push The Sky Away... - Ivan Ancora convalescente, visibilmente emaciato, flebo attaccata al braccio e cento occhi puntati addosso. Grazie per la visita ma adesso fuori! Via dalle balle, uscite dalla stanza...sciò, sciò...fuooooriiii! Chiudo la porta alle mie spalle, apro FB, inizio a scrivere:
Push The Sky Away è una delle migliori uscite di questo 2013. Se non fosse per il mirabolante ...Like Clockwork dei QOTSA, oserei dire la migliore.
Ho letto da qualche parte quel che un deficiente ha scritto sul conto del Nick Cave post Dig!!!Lazarus Dig!!!. “Stanco e assonnato”, scrive. Cheeeeeccooosaaaaaaa?! Portate sto ceffo al mio cospetto che gliene dò un fracco gliene dò!
Voglio dire, è vero che l’album precedente ci ha restituito un Cave e in generale l’intera compagine dei Bad Seeds (peraltro non ancora orfani di Mick Harvey) in grandissimo spolvero. Ritmi serrati, verve, euforia, elettriche a palla ecc. ecc. Rock isomma, ma di quello serio! Ed è altresì vero che ci si poteva aspettare una continuità rispetto al movimentato progetto Grinderman, divertito cazzeggio parallelo di discretissima qualità. Solo che, so-lo-che, Nick Cave, oltre ad essere un eccelso musicista e un quotatissimo cantautore, è anche (e forse più d’ogni altra cosa) un poeta.
Quindi:
è vero che in questo PTSA abbassa drasticamente i toni, ma non perché preda inerme di Morfeo o vittima di una qualche sveviana senilità. Nick ha deciso scientemente di rallentare il passo per concedersi un viaggio a velocità ridotta intorno a un mondo sempre più caotico e a suo modo inafferrabile.
Mette le profondità abissali della sua voce al servizio di liriche ineffabili, degne delle migliori Ballate Omicide dalle quali mutua certe atmosfere cupe e la tensione drammatica.
“But here I come up the hill/I'm pushing my wheel of love/I got love in my tummy & a tiny little pain/and a 10 ton catastrophe on a 60 pound chain/And I'm pushing my wheel of love up Jubilee Street” - Ivan http://www.youtube.com/watch?v=xCxHvNl9MmQ Ma il tetro splendore di questo brano? Jubilee Street, che potrebbe essere una parallela meno popolata della Desolation Row dylaniana. Mi rievoca l'ampio respiro di un bellissimo pezzo degli R.e.m., E-Bow The Letter. Minimale, superba.
- Nicola Ad essere onesto, la prima volta che ho sentito quest'album mi sono detto: "ma che è sta roba?"
Colto di sorpresa da 'na malajunnata: quando c'è il sole alto e splendente, Hyde Park pieno di gente che si spacca la vita, festival, concerti e attività varie salìate per tutta Londra come fosse ricotta salata sulla norma e tu devi andare a fare un turno di 14 ore dentro un fottuto ristorante, senza aria condizionata, con persone ovunque che ti chiedono di tutto... pensi, "ma na sta spacch'i Lontra chiovi sempri, giustu oggi ava nesciri u suli?" Ti prende la mala a tradimento, e di cose nuove rispetto a quelle che ti confortano non ne vuoi sentire. Ho messo Nick Cave e volevo Moonland, volevo Jesus of The Moon... mi sono trovato con tutt'altro in mano, e mi ha fatto incazzare.
Risentito dopo qualche giorno, ho sentito un altro album. QUESTO album.
Delicato, non invadente, buio.
Questo bastardo non ne sbaglia una, ah?






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